26 luglio 2006

Minimo Deflusso Vitale M.D.V.

A.P.S. GRUPPO PESCATORI

SEZIONE DI BRAONE

Premessa sul Minimo Deflusso Vitale ( M.D.V.)

Leggendo quanto sotto, si tenga in forte considerazione che se l´energia idroelettrica vuole davvero affermarsi come fonte di energia ecologica rinnovabile, è indispensabile imporre e attuare regolamentazioni specifiche per la tutela e la protezione dell’´ambiente e che il Minimo Deflusso Vitale (M.D.V.), nasce dall'esigenza di garantire l'integrità ecologica di un corso d'acqua, con particolare riferimento alla tutela della vita acquatica e quindi il Minimo Deflusso Vitale ( M.D.V.) deve essere inteso come la portata residua, in grado di permettere a lungo termine la salvaguardia della struttura naturale dell’alveo e la presenza di una biocenosi che sia corrispondente alle condizioni naturali .

Fiumi, torrenti e il loro Minimo Deflusso Vitale M.D.V.

Ci sono problemi in campo ambientale che colpiscono anche, e talvolta pesantemente, il nostro senso estetico. E' il caso del Minimo Deflusso Vitale ( M.D.V.) di un corso d'acqua che non è più tale, ridotto ad un terreno arido e spoglio, spesso per lunghi periodi dell'anno. E non certo per cause naturali, bensì perché i prelievi "selvaggi" hanno sottratto per intero il Minimo Deflusso Vitale, ovvero la risorsa acqua, ottenendo così il gravoso risultato di eliminare letteralmente un ecosistema. Un fiume che non esiste più costituisce un fatto così grave che non può che urtare la sensibilità anche di chi ambientalista non è. Nelle Alpi non esistono quasi più corsi d'acqua naturali: meno del 10% può ancora essere considerato in condizioni di naturalità. Questo è il drammatico risultato al qual è giunto uno studio condotto nel 1992 (dal 1992 ad oggi la situazione del Minimo Deflusso Vitale, è sensibilmente peggiorata con l’incremento di nuove captazioni) dall’ ICALPE,( Centro Internazionale per lo Sviluppo Alpino) e dall'Università di Geografìa Alpina di Grenoble per conto della CIPRA, (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi). Si è in pratica intervenuti quasi ovunque fino alle alte quote, con opere di regimazione degli alvei senza considerare il Minimo Deflusso Vitale. In molti casi si tratta d’interventi pesanti e fortemente compromettenti la biocenosi nel corso d'acqua e che alterano notevolmente molti fattori faunistici. Basti pensare alle centraline montane pagate a suo tempo a peso d'oro dal contribuente, che risalgono a violare i rifugi più reconditi della natura montana. L’artificializzazione è quindi anche, o essenzialmente, un problema di pianificazione e di corretto uso del territorio. Oltre ai problemi del rispetto del Minimo Deflusso Vitale dovuti alla cementificazione, alle regolazioni, agli imbrigliamenti, agli sbarramenti, alle canalizzazioni ed ai raddrizzamenti degli alvei, a molti fiumi e torrenti manca proprio l'acqua per lunghi periodi dell'anno se non addirittura perennemente. I motivi della mancanza d'acqua ormai noti a tutti, sono sopratutto le derivazioni per usi industriali, ossia per la produzione d’energia elettrica e per usi agricoli, i quali non rilasciano il dovuto Minimo Deflusso Vitale ( M.D.V.). Eppure la Convenzione delle Alpi, firmata nel 1991 dai sette paesi alpini e dall’Unione Europea. prevede, tra l'altro, misure adeguate al fine "di conservare o di ristabilire la qualità naturale delle acque e dei sistemi idrici, in particolare salvaguardandone la qualità, realizzando opere idrauliche compatibili con la natura, che rispettino il Minimo Deflusso Vitale, sfruttando l'energia idrica in modo da tenere parimenti conto degli interessi della popolazione locale e dell'interesse alla conservazione dell'ambiente" e "di ottenere forme di produzione distribuzione e utilizzazione dell'energia che rispettino la natura e il paesaggio, per cui di rispettare il Minimo Deflusso Vitale edi promuovere misure per il risparmio energetico”. Appare quindi evidente che, (anche per onorare un accordo internazionale), deve essere possibile riesaminare le concessioni di derivazione esistenti imponendo il rilascio del necessario Minimo Deflusso Vitale. Oltre a ciò va anche garantita una modulazione delle portate rilasciate in modo da rispecchiare il naturale ciclo idrometrico. Anche l’Italia e le sue regioni si pronunciano in materia di Minimo Deflusso Vitale e di salvaguardia ambientale, emanando alcune leggi specifiche e mirate al Minimo Deflusso Vitale, si potrebbe citare ad esempio le seguenti: Legge regionale regione Lombardia n° 25 del 26-05 1982 Articolo 19, Legge 183/1989, Legge 36/1994 art 1 Legge regionale Regione Lombardia n°12 del 30/07/ 2001 art1, art 12

Sono leggi importanti, che sanciscono un diritto civile e ambientale di primaria importanza, solo che fino ad ora hanno prodotto effetti molto limitati (a causa di. forze economico-politiche locali e nazionali?) A quanto pare, queste leggi non potevano essere applicate sui disciplinari di concessioni esistenti, se non alla loro scadenza.

In pratica, la legge 1643 del 1962 che istituiva l'ENEL, stabilisce che le concessioni di derivazione d'acqua a favore dell'ENEL non sono soggette a scadenza, e considerato poi che l'ENEL produce tre quarti dell'energia idroelettrica nazionale, le leggi - anche se buone nelle intenzioni - diventano inapplicabili per buona parte delle derivazioni esistenti. Bisogna però anche dire, che in seguito alla privatizzazione dell'ENEL, anche le concessioni ad essa intestate devono avere una scadenza come per tutti gli altri produttori privati.

Pendendo poi in considerazione una delle ultime leggi in materia, con precisione la sottostante estratta da:

Il Bollettino Ufficiale Regione Lombardia 08/03/2005 (1° supplemento straordinario)

Art 4.1 ........... La Legge Regionale 26 del 12 dicembre 2003 recependo la direttiva europea 2000/60/CE in merito ad acque, prevede “la tutela e il miglioramento degli ecosistemi acquatici nelle loro caratteristiche chimiche, fisiche, biologiche e territoriali, mantenendo la capacità naturale di auto depurazione dei corpi idrici e la loro capacità di sostenere comunità animali e vegetali ampie e diversificate”

Art.5 .1.2...............”allo scopo di assicurare la salvaguardia e mantenere vitali le condizioni di funzionalità e di qualità degli ecosistemi acquatici, tutte le derivazioni da corso d’acqua naturale sono regolate dall’autorità concedente, anche mediante la revisione delle utilizzazioni in atto, prevedendo rilasci volti a garantire il Minimo Deflusso Vitale., che costituisce la portata minima da rilasciare a valle delle opere di presa mediante opportuna regolazione delle stesse” Sì precisa poi che il Minimo Deflusso Vitale si compone di una componente idrologica di base, pari al 10% della portata naturale, media annua alla sezione di riferimento e di eventuali fattori correttivi che tengano conto di condizioni sitospecifiche tra cui, tra l’altro, le caratteristiche morfologiche dell’alveo del corso d’acqua, la naturalità e i pregi naturalistici, le esigenze di fruizione turistico—sociale, le necessità di diluizione degli scarichi e le esigenze di variazione nell’arco dell’anno del Minimo Deflusso Vitale.

In precedenza, nella Regione Lombardia, il Minimo Deflusso Vitale , veniva calcolato secondo un criterio abbastanza discutibile, che trasformato in formula matematica corrispondeva a: M.D.V. = S x 1,6, ( D.M.V.= Deflusso Minimo Vitale S = Superficie del bacino 1.6= coefficiente di calcolo fisso ) e spesso seguendo questa logica di calcolo, il Minimo Deflusso Vitale risultava equivalente a Zero, ma questo criterio viene praticamente annullato dalle ultime leggi (vedi ad esempio la precedente estratta da Il Bollettino Ufficiale Regione Lombardia 08/03/2005 (1° supplemento straordinario) eppure il vecchio metodo è tutt’ora applicato.

Noi, pescatori e non, sia di Braone che del resto della valle, chiediamo semplicemente che vengano applicate le leggi, il che sembra non solo legittimo, ma sopratutto un nostro diritto e un nostro dovere. Purtroppo, come tante altre volte, sembra che la legge sia “uguale per tutti” ma solo sulla carta e non nella realtà di tutti i giorni, appare infatti evidente che le lobby che controllano l’energia, salvaguardino il Loro patrimonio monetario a scapito del Nostro patrimonio ambientale, con scuse di fabbisogno energetico nazionale, raggirando e/o ignorando il Minimo Deflusso Vitale e le normative vigenti. A riprova di quanto detto sopra, basterebbe guardare il nostro Torrente Palobbia nel comune di Braone. Si fa in oltre presente che l’acqua captata dalle varie opere di presa, non viene in alcun modo rimessa nell’alveo, neppure dopo il suo utilizzo, e che il Torrente Palobbia di Braone, fa parte del Parco dell’Adamello.

Questo non è un uso sostenibile delle risorse naturali Il Minimo Deflusso Vitale non può essere ignorato nel nome di fantomatiche giustificazioni monetarie e d energetiche, poiché le logiche e drammatiche conseguenze, non soltanto dal punto di vista dell’impatto ambientale, ma anche sulla fauna ittica e idrogeologica, non possono essere usurpate da altri interessi. Se la volontà di un radicale cambiamento, oltre a nascere dalla collettività, venisse recepita dalle Istituzioni,dai vari movimenti politici, la situazione potrebbe ancora cambiare, pena un degrado ambientale ormai incamminato sulla via del non ritorno.

TACERE O NON FARE NULLA QUANDO CI SONO IN ATTO DEGLI ABUSI,

È PEGGIO CHE AVERLI COMMESSI.

A.P.S. Braone

aps.braone@gmail.com
















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8 Comments:

At 1:57 PM, Anonymous Anonimo said...

FINALMENTE QUALCUNO CHE HA IL CORAGGIO DI DIRE LE COSE COME STANNO

 
At 1:59 PM, Anonymous Franco De Gaspari said...

Ma la legge non dovrebbe essere uguale per tutti?

 
At 2:01 PM, Anonymous Palombelli Stefano said...

Ma perchè nessuno interviene a tutelare quel che è Nostro? c'è chi ha paura di perdere la sedia tanto cara e ben remunerata?

 
At 3:37 PM, Anonymous Zaffarooni Enrico said...

se non fosse perchè conosco la situazione e la tocco com mano quando giro in Vallecamonica, non ci crederei.
Uniamoci e lottiamo contro questo abuso di potere

 
At 7:04 AM, Anonymous Marco De Zani said...

incredibile ma vero, prima fanno le leggi e poi chiudono gli occhi davanti ai "grandi" ma se noi comuni mortali apriamo un po di piu del dovuto il rubiletto di casa...... sono c...i amari

W L'Italia e gli Italiani volontariamente succubi

 
At 7:40 AM, Anonymous Faccini Aurelio said...

In certi torrenti, serve andare a pescare accompagnati da un rabdomante esperto, eppure lo chiamano M.D.V.
E pensare che la chiamano Energia Pulitae biocompatibile

 
At 7:43 AM, Anonymous Faccini Aurelio said...

In certi torrenti bisogna andare as pescare accompagnati da un rabdomante, eppure lo chiamano M.D.V. eppure la chiamano Energia pulita ed ecocompatibile.
W l'Italia

 
At 8:45 PM, Anonymous Anonimo said...

arriverà il giorno che apriremo il rubimetto dell' acqua e diremo ...EEH!?

 

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